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30 Gli Ammonimenti, Solo 100 Reclami Per Cyberbullismo Al Garante Per La Privacy

30 gli ammonimenti, solo 100 reclami per Cyberbullismo al Garante per la privacy

Cento reclami al Garante della privacy perché rimuova entro 48 il contenuto web lesivo del minore. Trenta ammonimenti al questore contro il bullo. In tutta Italia. Il bilancio dei primi due anni della legge contro il cyberbullismo, la n. 71/2017, registra il fallimento degli strumenti giuridici. Tanto che la Commissione bicamerale dell’infanzia sta cercando di intervenire con azioni concrete per migliorare al norma. Ma per darle gambe occorrerebbe attuarla in tutte le sue parti.

Invece il tavolo interistituzionale tra ministeri, Agcom, Terzo Settore, garanti per la privacy e per l’infanzia, rappresentanti dei genitori e dei ragazzi, che avrebbe dovuto nascere un mese dopo l’entrata in vigore delle legge per mettere a punto in 60 giorni un piano di integrato di prevenzione e contrasto, un monitoraggio, un codice di regolamentazione per gli operatori della rete, si è riunito solo una volta in due anni, a febbraio 2018. Senza diventa difficile mettere a sistema gli interventi di prevenzione e contrasto svolti sul territorio. Anche perché manca spesso continuità dei progetti realizzati dalle scuole. Queste, infatti, lamentano mancanza di risorse e personale da dedicare al fenomeno, finendo per realizzare solo interventi spot.

Eppure, la legge prevede in ogni scuola l’istituzione di un docente coordinatore delle iniziative di prevenzione e contrasto al cybebullismo, di supporto al preside e in collaborazione con le forze di polizia. Ma alla piattaforma Elisa per la formazione dei docenti si sono iscritti 3.500 insegnati di 3 mila scuole, cioè circa un terzo degli istituti scolastici. Una situazione, dunque, ancora a macchia di leopardo. Intanto, però, il cyberbullismo non si ferma, arrivando a coinvolgere 1 studente su 4 tra i 9 e i 14 anni.

Manca la conoscenza della legge 21/2017. C’è, poi, la lentezza della burocrazia, che richiede settimane prima che un ammonimento o una denuncia sia presa in carico, mentre l’insulto o la foto sul web corrono veloci. Occorre «prendere atto che», osserva la senatrice Paola Binetti, vicepresidente della bicamerale d’Infanzia, «gli adulti sono degli analfabeti digitali, che impiegano tempo prima di rendersi conto delle aggressioni che si stanno sviluppando a danno dei bambini».

Per questo motivo la Commissione sta preparando un testo che migliorare la legge con azioni concrete «che vanno nel senso della prevenzione e della riabilitazione», prevedendo anche le telecamere nelle scuole. «Il bullo va curato e il bambino bullizzato deve imparare a difendersi in quell’ambiente».

Fonte: Italia Oggi del 16 luglio 2019 – Federprivcy

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