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ALICEM L’APPLICAZIONE PROPOSTA DAL GOVERNO FRANCESE, COSA COMPORTA QUESTO PROGETTO

ALICEM L’APPLICAZIONE PROPOSTA DAL GOVERNO FRANCESE, COSA COMPORTA QUESTO PROGETTO

Cosa pensereste se una pubblica amministrazione vi chiedesse di dare i vostri dati biometrici in cambio di qualche servizio su internet?

In Europa il governo francese potrebbe essere il primo, l’applicazione prescelta porterebbe il nome di Alicem, anche se al momento si stanno effettuando i test, gli obbiettivi di questo programma riguardano la sicurezza e l’efficienza, si vocifera che il programma diventerà definitivo prima del periodo natalizio.

La finalità che spinge il governo francese è quella di creare un’identità digitale mediante l’utilizzo del riconoscimento facciale.

Il sistema è già materia di ricorsi, fra questi proprio uno del Garante Privacy, contravviene alle disposizioni del GDPR in fatto di consenso, si pongono inoltre diversi interrogativi di tipo etico, ricordando i casi avvenuti ad Hong Gong.

Guardando più nel dettaglio dell’app Alicem, si nota che consente ai propri fruitori l’utilizzo di una specie di documento di identità, che permetterebbe al residente di identificarsi tramite l’uso di un cellulare con una validità legalmente riconosciuta esattamente come quella di un documento d’identità classico; potrebbe essere usato anche in caso di necessità di identificazione da parte delle forze di polizia.

Non sarà obbligatorio l’utilizzo di Alicem per i servizi PA, in quanto i cittadini francesi potranno scegliere di accedere con il metodo di consultazione classica, anche se l’utilizzo della dell’applicazione dà la possibilità di accedere a molti servizi appositamente rilasciati dal sistema della PA on line francese ( FranceConnect).

Momentaneamente l’utilizzo di Alicem è solo per i telefonini dotati di sistema Android, l’utente che è in possesso di un documento di nuova generazione quindi in possesso di un chip, potrà scaricare l’applicazione sul suo dispositivo e creare il proprio account personale.

Per la creazione di questo documento digitale l’applicazione avrà bisogno di leggere tutti i dati contenuti nel chip e la scansione dei dati biometrici nonché ad un sistema di riconoscimento facciale, al conseguimento di tali passaggi si entrerà in possesso di un documento digitale.

Come possiamo già notare dai procedimenti richiesti, emergono alcune complessità, sul suo utilizzo, come il consenso all’utilizzo del riconoscimento facciale per l’uso dell’app, l’utilizzo di un cellulare per accedere a dati su database pubblici e il solo uso di Alicem consentirebbe di accedere ad una serie di servizi.

Forse questi programmi vengono presi con troppa leggerezza dai governi, visto che per mezzo di quest’ultimo ci si domanda cosa potrebbe succedere in caso di data breach, ci si pone la domanda su cosa accadrebbe se si perdesse o se fosse rubato il telefonino difronte alle potenzialità di tale applicazione.

Motivo per cui sono già stati presentati ricorsi contro l’uso di Alicem; Fra i primi, troviamo proprio quella della CNIL ed un altro è mosso da un’associazione di cittadini.

Viene fatto notare dall’associazione La Quadrature du Net che non vi è altra scelta per l’utente, costretto all’utilizzo del riconoscimento facciale;

Questo però non rispecchia il GDPR in quanto il consenso deve essere libero per avere validità, e qui si denota un vincolo per il cittadino.

Possiamo notare come il considerando 42 del Regolamento esplichi chiaramente come deve essere rilasciato:

Per i trattamenti basati sul consenso dell’interessato, il titolare del trattamento dovrebbe essere in grado di dimostrare che l’interessato ha acconsentito al trattamento. In particolare, nel contesto di una dichiarazione scritta relativa a un’altra questione dovrebbero esistere garanzie che assicurino che l’interessato sia consapevole del fatto di esprimere un consenso e della misura in cui ciò avviene. In conformità della direttiva 93/13/CEE del Consiglio è opportuno prevedere una dichiarazione di consenso predisposta dal titolare del trattamento in una forma comprensibile e facilmente accessibile, che usi un linguaggio semplice e chiaro e non contenga clausole abusive. Il consenso non dovrebbe essere considerato liberamente espresso se l’interessato non è in grado di operare una scelta autenticamente libera o è nell’impossibilità di rifiutare o revocare il consenso senza subire pregiudizio.

Sorge il dubbio su quanto sia effettivamente libero il consenso, valutando se il rifiuto può creare un pregiudizio per l’interessato; L’impossibilità di accedere a servizi e funzioni vantaggiose per i cittadini, come l’esecuzione di procedure che richiedono un dispendio di tempo e da effettuarsi fisicamente presso lo sportello dell’ufficio, potrebbe costituire un pregiudizio per l’interessato.

La Corte di Cassazione in una sentenza molto discussa riporta che un consenso anche se obbligato per accedere ad un’applicazione è da considerarsi libero se vi sono a disposizione altri servizi simili che consentono alla persona di raggiungere lo stesso risultato.

Alicem in questo caso, non offre alcuna alternativa valida all’utente, è quindi costretto all’uso dell’applicazione se desidera accedere ai servizi della PA tramite app dando quindi il consenso al riconoscimento facciale. Non si può quindi considerarsi libero quando il trattamento e necessario alla fornitura dello stesso;

Se si rifiuta il trattamento dei dati biometrici, si crea un ostacolo all’attivazione del servizio fornito dall’applicazione e alla fruizione dei suoi servizi.

La CNIL ha evidenziato che si tratta di dati biometrici e l’Art.9 del GDPR vieta espressamente il trattamento di questa tipologia di dati salvo l’esplicito consenso dell’interessato al trattamento di dati cosi sensibili; propone quindi un’alternativa al riconoscimento facciale al Ministero, come l’uso di sistemi o credenziali che permettano l’identificazione univoca della persona, senza quindi l’uso del riconoscimento facciale.

Privacy International, sostiene che il maggior sviluppo di tecnologie e pratiche rivolte alla sorveglianza usate dalle agenzie più avanzate a livello globale si stanno espandendo anche nei paesi e continenti che non dispongono di garanzie e sistemi adatti al loro utilizzo.

L’utilizzo del riconoscimento facciale porta a molte problematiche se non vi sono garanzie appropriate, può facilitare la violazione dei diritti umani, potrebbe essere usata per controllare attivisti o politici e molte altre categorie.

E’ possibile vedere i primi utilizzi di alterazione ad Hong Kong dove sono già utilizzate, permettendoci di vedere concretamente cosa potrebbe accadere con un uso scorretto di tale tecnologia.

La popolazione francese si oppone all’azionamento di Alicem, potenzialmente troppo pericoloso; La creazione di un archivio o un data base con i dati biometrici di ogni cittadino comporta un rischio troppo alto.

Il passo fra una tecnologia votata alla sicurezza e uno strumento oppressivo per le persone può essere molto breve.

 

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